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Sabato, 20 Maggio 2017 09:58

CAFFE' (di qualita') FA RIMA CON CUORE...

MILANO – La relazione tra consumo di caffè e salute cardiovascolare è da sempre sotto la lente degli esperti. Del resto il caffè è una delle bevande più consumate al mondo, al secondo posto dopo l’acqua.

Un consumo moderato di caffè è sicuro e mostra un effetto benefico sia in persone in salute che in pazienti con fattori di rischio o problemi cardiovascolari, come evidenziato dalla recente metanalisi pubblicata su Expert Review of Cardiovascolar Therapy (Chrysant SG. 2017 Mar;15(3):151-156.), le cui evidenze sono state divulgate in occasione della XX Giornata Mondiale Ipertensione.

A questo proposito Andrea Poli, Presidente di Nutrition Foundation of Italy, commenta: “Questa review, realizzata analizzando 94 studi scientifici apparsi nella letteratura internazionale, evidenzia che un consumo moderato di caffè (3-5 tazze al giorno) svolge un effetto protettivo sul rischio cardiovascolare successivo, sia per gli individui sani che per i pazienti affetti da elevata pressione arteriosa, malattia cardiovascolare, insufficienza cardiaca, aritmie o diabete mellito.

Dalla Corte Water + more è interessante soprattutto osservare che, contrariamente a quanto spesso si ritiene, anche in presenza di ipertensione o di irregolarità del ritmo cardiaco (aritmie) non sembrano esserci controindicazioni ad un consumo moderato di caffè, che si assocerebbe, al contrario, ad una riduzione del rischio cardiovascolare anche in questi pazienti”.

La letteratura scientifica ha studiato in modo approfondito il tema del legame tra caffè e sistema cardiovascolare.

Ricordiamo tra i più recenti: Uno studio del 2015 di Lotfield e collaboratori conferma che i consumatori di caffè mostrano una minore incidenza di patologie cardiovascolari, disturbi respiratori e diabete. Gli autori spiegano questi risultati con gli effetti anti-infiammatori dei componenti minori del caffè (principalmente acidi clorogenici).

Per quanto riguarda i possibili effetti del caffè nei vari paesi del mondo (dove le abitudini alimentari sono diverse), di interesse è una recente pubblicazione di Saito et al. (2015), che dimostra che il consumo di caffè si associa a minor mortalità cardiovascolare, incidenza di patologie respiratorie e disturbi cerebro-vascolari in una popolazione (quella giapponese) dove l’abitudine al consumo di caffè si sta espandendo, ma non è ancora diffusa come in occidente.

Un’ampia meta-analisi di Ding e collaboratori (2014), ha evidenziato un’associazione protettiva tra consumo di caffè e rischio cardiovascolare. In dettaglio, quest’analisi (che ha preso in considerazione dati sul consumo di caffè di 1.283.685 soggetti mettendoli in relazione con il loro rischio cardiovascolare), ha concluso che il rischio di sviluppare patologie cardiovascolari è più basso in chi consuma da 3 a 5 tazze al giorno rispetto ai non consumatori.

Risultati favorevoli sono stati pubblicati nel 2014 anche da Crippa e collaboratori, che hanno calcolato la mortalità totale, quella cardiovascolare e quella per tumore in 997,464 soggetti stratificati per consumo di caffè. I risultati mostrano che un consumo di 4 tazze al giorno si associa a ridotta mortalità per tutte le cause, un consumo di 3 tazze al giorno si associa a ridotta mortalità cardiovascolare.

In sintesi, il consumo di caffè si associa generalmente a minor morbilità e mortalità cardiovascolare e 3-5 tazze al giorno sembra essere la quantità consigliabile correlata a maggiori benefici.

Ma bisogna anche aggiungere che esiste caffè...e caffè. Bisogna prestare particolare attenzione nello scegliere i prodotti che andiamo a consumare.

Non possiamo solo guardare il prezzo di acquisto e necessario, se teniamo davvero alla nostra salute, osservare attentamente la qualità del prodotto.

MEGLIO BERE UN CAFFE' IN MENO...MA DI QUALITA' SICURA E CERTIFICATA. E' LA QUALITA' CHE FA LA DIFFERENZA NELLA VITA.

 

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Lunedì, 08 Agosto 2016 21:27

dolcificante e...."prova costume"

Scegliere un dolcificante, invece del normale zucchero, per avere una perfetta forma fisica, ancora di più in un periodo come quello estivo fortemente legato alla “prova costume”, potrebbe non essere la mossa migliore. Scopriamo insieme il motivo.

L’assunzione di dolcificanti artificiali, per ridurre le calorie, porterebbe il nostro cervello ad una mancata corrispondenza tra il gusto dolce e il valore nutrizionale degli alimenti, confondendolo e alterando la sensazione di fame fino a spingere l’organismo a consumare più cibo.

La ricerca La ricerca del Garvan Institute of Medical Research di Sydney, pubblicata sulla prestigiosa Cell Metabolism, ha descritto l’effetto del consumo di uno dei dolcificanti più diffusi: il Sucralosio. Lo studio è avvenuto sul modello animale ed ha spiegato i meccanismi neurologici alla base di questo fenomeno. Le cavie sono state nutrite con alimenti ricchi in sucralosio, per alcuni giorni, e i ricercatori hanno monitorato la loro attività cerebrale. Gli animali esposti al dolcificante aumentavano di un terzo il loro introito calorico a causa di un effetto legato all’attivazione di un circuito neurologico che ha il compito di integrare il sapore dolce con il bilancio energetico dell’organismo.

Se questo equilibrio si perde l’animale sente la necessità di mangiare di più. Gregory Neely dell’Università di Sydney, uno degli autori dello studio, ha commentato come: “Quando la corrispondenza tra la dolcezza dell’alimento e il suo contenuto energetico viene a mancare, il cervello ricalibra la sensazione della fame e ci spinge ad assumere più calorie”.

Cosa scegliere allora? Meglio lo zucchero raffinato? Meglio il dolcificante?

Compito dei ricercatori sarà adesso quello di comprendere se anche nell’essere umano lo stesso tipo di reazione possa essere evocata dal dolcificante. Prodotto spesso accusato di portare ad alcune forme di cancro. Consigliato in alcune diete per ridurre l’introito calorico dello zucchero bianco, oppure quello di canna, resta un prodotto dal consumo controverso. Tanti poi, forse troppi, i falsi miti legati allo zucchero tradizionale. Accusato dai detrattori di portare esso stesso al cancro, consigliato quando di canna per la sua maggiore parte di fibre. La raffinazione secondo alcuni medici resta un semplice processo di “sbiancamento” senza ripercussioni per la salute umana.

Il dato finale però è l’attesa, una “poco dolce” attesa di sapere come rendere più gustoso il proprio caffè o l’amato dessert.

 

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Giovedì, 28 Aprile 2016 07:30

Il caffè fa male o no?! parola agli esperti

Il caffè è uno degli alimenti più ampiamente studiati al mondo. Una serie di ricerche scientifiche vaste e approfondite dimostrano che il caffè, se bevuto con moderazione, cioè 3-5 tazze normali al giorno, è assolutamente sicuro per la maggior parte degli adulti in buona salute. Eppure esistono ancora molte convinzioni errate su caffè e salute che confondono e portano a domandarsi se il suo consumo può essere parte di una dieta sana ed equilibrata.

ECCO LE DOMANDE  

Bere caffè fa male alla salute... FALSO

• Bere caffè può far parte di una dieta e di uno stile di vita sani ed equilibrati, e il suo consumo moderato, cioè 3-5 tazzine al giorno, è sicuro per la maggior parte degli individui senza effetti indesiderati.

• Dati scientifici suggeriscono anche che un consumo moderato di caffè può in realtà apportare una serie di benefici.

Per esempio, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (European Food Safety Authority – EFSA) ha recentemente affermato che la caffeina migliora sia le prestazioni sportive (resistenza) che l’attenzione e la prontezza. (1,2) • Comunque alcuni soggetti potrebbero decidere di passare al caffè decaffeinato, per esempio le donne in stato di gravidanza, coloro che sono sensibili agli effetti stimolanti della caffeina nel tardo pomeriggio/prima serata. Per questi soggetti il caffè decaffeinato rappresenta una valida alternativa che permette loro di apprezzare il gusto e l’aroma del caffè.

 

Bere caffè non aumenta il rischio di malattie cardiovascolari... VERO

• Il consumo moderato di caffè non è associato a un aumento del rischio di problemi cardiovascolari come malattie cardiache, infarto, battito irregolare o pressione alta.(3,4)

• Le ricerche suggeriscono anche che sia negli uomini che nelle donne bere caffè in maniera moderata può ridurre il rischio di ictus, ma non sono ancora state tratte conclusioni definitive.(5)

• L’effetto del caffè sui livelli di colesterolo dipende in buona parte dal metodo di preparazione. Il caffè filtro non è associato a un aumento importante dei livelli di colesterolo, mentre il caffè bollito può innalzare i livelli di colesterolo.(6) Basepoint Evesham, Crab Apple Way, Evesham, Worcestershire WR11 1GP Tel: +44 (0) 1386 764777 Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. Web: www.coffeeandhealth.org

 

Le donne in stato di gravidanza dovrebbero smettere di bere caffè... FALSO

• Studi svolti negli ultimi dieci anni mostrano chiaramente che un consumo moderato di caffeina, inclusa quella del caffè, non è motivo di preoccupazione per una gravidanza sana. (7)

Le donne in stato di gravidanza possono assumere un paio di tazze di caffè al giorno... FALSO

• Studi svolti negli ultimi 10 anni mostrano che il consumo moderata di caffeina, inclusa quella del caffè, non è motivo di preoccupazione per una gravidanza sana(7) Le donne in stato di gravidanza possono assumere un paio di tazzine al giorno.

• L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare nel suo parere scientifico sulla caffeina raccomanda alle donne in stato di gravidanza di limitare il consumo giornaliero di caffeina, proveniente da qualsiasi fonte, a 200mg (EFSA 2015). Una tazzina normale di caffè moka contiene circa 100 mg, un espresso ca 80 mg.

• In generale, studi scientifici condotti sugli esseri umani non hanno evidenziato alcun effetto indesiderato sul feto di una donna in stato di gravidanza qualora assuma una quantità moderata di caffeina da caffè o altre bevande.

 

Bere caffè migliora le prestazioni sportive... VERO

• L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare ha di recente affermato che esiste una relazione causa/effetto fra l’assunzione di caffeina e l’aumento delle prestazioni di resistenza, della capacità di resistenza e la riduzione dello sforzo percepito.(1) La caffeina, consumata anche attraverso il caffè, ha effetto a dosi di 3-4mg/kg.

• La caffeina può limitare la stanchezza del sistema nervoso centrale e influenzare la valutazione dello sforzo percepito, del dolore e dei livelli di forza, tutti aspetti che possono portare a un miglioramento della performance.(9)

 

Bere caffè tiene sveglio e aiuta la concentrazione... VERO

• La caffeina contenuta nel caffè è conosciuta per i suoi effetti stimolanti. E’ stato dimostrato scientificamente che l’assunzione di caffeina può avere benefici sulle prestazioni mentali.

• Di recente l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare ha affermato che 75mg di caffeina (la quantità di circa una tazzina normale di caffè) aumenta sia l’attenzione che la prontezza.(2)

• Gli effetti stimolanti di una tazzina normale di caffè si possono osservare nei 15-45 minuti immediatamente dopo il consumo e in genere durano circa quattro ore.(10)

 

Il caffè può dare dipendenza... FALSO

• Sebbene la caffeina contenuta nel caffè sia uno stimolante del sistema nervoso centrale, alcuni studi recenti con scansioni cerebrali suggeriscono che i bevitori moderati di caffè non sviluppano alcuna dipendenza fisica da caffeina.(13,14,15)

• Alcuni studi suggeriscono che l’eliminazione improvvisa della caffeina dalla dieta può portare in alcuni soggetti a lievi sintomi temporanei, come l’emicrania. Questi sintomi possono essere evitati con l’eliminazione graduale della caffeina nel tempo.(16)

• E’ probabile che la gente continui a bere caffè per il gusto, l’aroma e gli effetti stimolanti. La caffeina contenuta nel caffè non induce pertanto assuefazione.

 

Il caffè ha un effetto disidratante... FALSO

• Sebbene la caffeina dia segnali di un effetto diuretico lieve e a breve termine, questo effetto non è abbastanza forte da contrastare i benefici dell’assunzione di liquidi derivanti dal consumo di caffè.

• Le prove scientifiche sugli effetti della caffeina sul bilancio dei liquidi non supportano alcun effetto diuretico significativo della caffeina.(11)

• Il consumo moderato di caffè contribuisce all’assunzione giornaliera di liquidi e non porta a disidratazione o perdita significativa di liquidi corporei.(12)

 

Bere caffè nel pomeriggio o la sera non sempre disturba il sonno... VERO

• Alcune persone, sensibili alla caffeina, trovano che il leggero effetto stimolante del caffè, consumato nel tardo pomeriggio o poco prima di andare a dormire, possa allungare il tempo necessario per addormentarsi e/o influenzare il sonno in generale. Altre persone assumono caffè la sera e non hanno alcun problema ad addormentarsi.

• Coloro che sono sensibili agli effetti stimolanti della caffeina possono comunque bere una tazzina di caffè decaffeinato nel pomeriggio o la sera.(17)

• Bisogna considerare che esistono molti fattori che possono influire sul tempo necessario per addormentarsi.(18) Il caffè decaffeinato è più salutare del caffè normale: FALSO • In certe situazioni alcuni soggetti possono ricevere il consiglio o decidere di passare al caffè decaffeinato. Alle donne in stato di gravidanza per esempio si consiglia di limitare l’assunzione di caffeina a 200mg al giorno(8) così come a coloro che sono molto sensibili alla caffeina. Per questi soggetti il caffè decaffeinato rappresenta una valida alternativa che comunque permette loro di apprezzare il gusto e l’aroma del caffè.

• Inoltre alcune persone trovano che il leggero effetto stimolante della caffeina assunta nel tardo pomeriggio o poco prima di andare a dormire influenzi il loro sonno. In questo caso al pomeriggio o la sera si consiglia di passare al caffè decaffeinato.(17) L’EFSA nel suo parere scientifico sulla caffeina ha concluso che singole dosi da 100mg di caffeina possono aumentare la latenza del sonno e ridurne la durata in alcuni adulti, in particolare quando assunta nelle ore vicine a quelle del sonno.(8)

• In altri casi bere caffè ha dimostrato avere dei benefici sulla salute. Per esempio, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare ha di recente affermato che la caffeina migliora sia le prestazioni sportive (resistenza) che l’attenzione e la prontezza.(1,2)

 

 

Bibliografia 1. EFSA Panel on Dietetic Products, Nutrition and Allergies (NDA) (2011). Scientific Opinion on the substantiation of health claims related to caffeine and increase in physical performance during short-term high-intensity exercise (ID 737, 1486, 1489), increase in endurance performance (ID 737, 1486), increase in endurance capacity (ID 1488) and reduction in the rated perceived exertion/effort during exercise (ID 1488,1490) pursuant to Article 13(1) of Regulation (EC) No 1924/2006. EFSA Journal;9(4):2053. Available at ww.efsa.europa.eu/en/efsajournal/pub/2053.htm 2. EFSA (2011). Scientific Opinion on the substantiation of health claims related to caffeine and increased alertness (ID 736, 1101, 1187, 1485, 1491, 2063, 2103), and increased attention (ID 736, 1485, 1491, 2375) pursuant to Article 13(1) of Regulation (EC) No 1924/2006. EFSA Journal;9(4):2054. Available at: www.efsa.europa.eu/en/efsajournal/pub/2054.htm 3. Lopez-Garcia E et al. (2011) Coffee consumption and mortality in women with cardiovascular disease. Am J Clin Nutr; 94 (4):1113-1126. 4. Klatsky AL et al (2011). Coffee, caffeine, and risk of hospitalization for arrhythmias. The Permanente Journal; 15(3): 1519-25. 5. S C Larrson SC & Orsini N (2011). Coffee consumption and risk of stroke: A dose-response meta-analysis of prospective studies, Am J Epidemiol; doi: 10.1093/aje/kwr226 6. Jee SH et al (2001). Coffee consumption and serum lipids: a meta-analysis of randomized controlled trials. Am j Epidemiol; 153:353-62. 7. Peck JD et al (2010). A review of the epidemiological evidence concerning the reproductive health effects of caffeine consumption: a 2000-2009 update. Food Chem Toxicol; 48:2549-76. 8. EFSA NPA Panel (EFSA Panel on Dietetic Products, Nutrition and Allergies). (2015) Scientific Opinion on the safety of caffeine. EFSA Journal. 9. Davis JK et al (2009). Caffeine and anearobic performance: ergogenic value and mechanisms of action. Sports Med; 39:813-32. 10. Fredholm BB et al (1999). Actions of caffeine in the brain with special reference to factors that contribute to widespread use. Pharmacol Rev; 51:83-133. 11. Popkin BM et al (2006). A new proposed guidance system for beverage consumption in the United States. Am J Clin Nutr, 83, 529-542. 12. Kolasa KM et al (2009). Hydration and health promotion. Nutrition Today 44, 190-203. 13. Nehlig A et al (2000). Dose-response study of caffeine effects on cerebral functional activity with a specific focus on dependence. Brain Res; 858:71-77. 14. Acquas E et al (2002). Differential effects of caffeine on dopamine and acetylcholine transmission in brain areas of drug-naive and caffeine- pretreated rats. Neuropsychopharmacology; 27:182-193. 15. De Luca MA et al (2007). Caffeine and accumbens shell dopamine. J Neurochem; 103:157-163. 16. Nehlig A (2004). Are we dependent on coffee and caffeine: an update. In Nehlig A, ed. Coffee, Tea, Chocolate and the Brain. Boca Raton, FL: CRC Press; 133-146. 17. Sin CWM, et al (2008). Systematic review on the effectiveness of caffeine abstinence on the quality of sleep. J Clin Nursing; 18:13-21. 18. Carrier J et al (2009). Effects of caffeine on daytime recovery sleep: A double challenge to the sleep-wakecycle in aging. Sleep Med;10:1016-24. Ulteriori informazioni: Basepoint Evesham, Crab Apple Way, Evesham, Worcestershire WR11 1GP Tel: +44 (0) 1386 764777

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Si è svolta di recente un’importante riunione sul caffè indetta dal Consorzio Promozione Caffè e si è ribadito che il caffè è un piacere da gustare con tutti i sensi, conviviale e allo stesso tempo intimo e personale, è tradizione ma anche innovazione, è gusto e contemporaneamente beneficio per il nostro organismo. Il caffè è tutto questo e molto di più.

 

“Gli amanti del caffè non sempre conoscono i benefici che un consumo corretto ed equilibrato di questa bevanda può apportare al benessere dell’organismo” ha aggiunto Hoffer, il Presidente del Consorzio Promozione Caffè. Lo dimostra una ricerca internazionale dell’Institute for Scientific Information on Coffee (ISIC) su 4.000 consumatori in 10 Paesi europei ( http://coffeeandhealth.org/ ): 7 europei su 10 ritengono di seguire uno stile di vita salutare, ma più di metà degli intervistati non conosce quali benefici possano derivare dal consumo di questa bevanda. “L’alimentazione, i liquidi e l’esercizio fisico sono essenziali per il mantenimento di uno stato di benessere. 400mg di caffeina da varie fonti, l’equivalente di 5 tazzine di caffè al giorno, è coerente con uno stile di vita sano ed equilibrato” ha sottolineato Patrick Hoffer. Eppure la conoscenza pubblica degli elementi che fanno parte di uno stile di vita sano è limitata e il 76% degli Europei intervistati dall’ISIC ha ammesso di aver bisogno di maggiori informazioni su salute e benessere.

Il caffè è la bevanda più studiata al mondo e i suoi molteplici effetti sull’organismo e le rinnovate scoperte continuano a stupirci.

A questo proposito il professor Luca Piretta, gastroenterologo e nutrizionista dell’Università Campus Biomedico di Roma, ha precisato: “Oltre ai ben conoscuti effetti della caffeina contenuta nel caffè sullo stato di vigilanza e concentrazione e sulle performace fisiche (resistenza), tra i vari fronti della ricerca uno certamente molto soprendente è quello relativo al nostro “secondo cervello”, l’intestino. Infatti si è scoperto che l’intestino possiede numerosissimi recettori del gusto amaro, che inviano segnali al cervello per ridurre l’appetito e rallentare lo svuotamento gastrico. Il caffe, ricchissimo di sostanze amare, potrebbe rivelarsi anche attraverso questa via un importante alleato della salute”[1]. Su questo tema il professor Piretta ha precisato che “Da alcuni anni la ricerca scientifica ha infatti permesso di scoprire l’esistenza dei recettori del gusto lungo tutto il tratto intestinale e perfino sul pancreas. In particolare sono stati osservati i recettori del gusto dolce, del grasso e del gusto amaro. I recettori del gusto amaro sono decisamente più complessi e articolati, tanto da avere un famiglia di oltre 25 geni deputati alla loro espressione”. “Recenentemente – ha aggiunto Piretta – si è messa in relazione la stimolazione di questi recettori con la produzione di alcune sostanze (come il GLP-1, Glucagon-Like Peptide-1 e la CCK, colecistochina, ormone gastrointestinale) che notoriamente agiscono a livello del sistema nervoso centrale riducendo l’appetito e a livello gastrico riducendo la velocità del suo svuotamento”.

I benefici del caffè non sono legati strettamente solo ad aspetti salutari e fisiologici, ma rappresentano una fonte di piacere da scoprire quotidianamente. La preparazione e il consumo di caffè regalano un’esperienza multisensoriale che nasce dalla combinazione dei sensi della vista, dell’olfatto, del gusto e del tatto. L’esperienza è influenzata anche dalla temperatura e dal contesto in cui si consuma il caffè e si propaga fino alla fruizione.

Essa inizia dall’aroma che si sprigiona con l’apertura del contenitore, fino agli stimoli visivi durante la preparazione, inclusi il colore del caffè e la presenza di crema o schiuma. Probabilmente l’esperienza sensoriale di gustare una tazzina di caffè inizia nel momento in cui entrando in un bar si sente il suono di una macchina da caffè che, come suggerito da recenti ricerche, giocherebbe un ruolo fondamentale nel rapporto giornaliero del cliente con i prodotti, spesso influenzandone i processi cognitivi, le emozioni e il comportamento. Prove aneddotiche suggerirebbero inoltre che la percezione dell’aroma del caffè possa avere un impatto sulla concentrazione, scatenando anche emozioni ed evocando ricordi. “L’esperienza sensoriale di bere una tazzina di caffè è uno degli aspetti chiave della bevanda e regala aromi, gusti e sapori unici. Il tipo di caffè, il grado di tostatura e il metodo di preparazione influenzano l’esperienza sensoriale del caffè nel suo complesso. Ma anche altri elementi quali il contesto e il tipo di tazza contribuiscono a influenzare l’esperienza. L’aroma del caffè si sprigiona dai diversi composti volatili prodotti durante la tostatura. I lipidi del caffè, che rappresentano circa il 10% nei chicchi di caffè tostati, contengono la maggior parte del sapore” ha detto Luigi Morello, Responsabile MUMAC Academy.

Un’ampia letteratura scientifica dimostra che il caffè rientra pienamente in uno stile di vita attivo e in un’alimentazione corretta e bilanciata ( http://www.coffeeandhealth.org ). “Le evidenze scientifiche ad oggi suggeriscono anche che un moderato consumo di caffè per tutta la vita può rallentare il fisiologico declino cognitivo legato all’età, riducendo inoltre il rischio di malattie neurodegenerative (come ad esempio il morbo di Alzheimer e il morbo di Parkinson), il rischio di diabete di tipo 2 e di una serie di malattie del fegato” ha detto Andrea Poli presidente del NFI, Nutrition Fundation of Italy. Che ha aggiunto: “Sul fronte della ricerca sui tumori, dopo l’ultima revisione IARC – come riportato dall’Institute for Scientific Information on Coffee (ISIC) – oltre 500 studi epidemiologici in America, Europa e Giappone hanno indagato il possibile legame tra consumo di caffè e rischio di sviluppo del cancro”. “In particolare – ha concluso l’epidemiologo – , una recente meta-analisi di 40 studi su oltre 2 milioni di partecipanti tra Europa, Nord America e Asia ha evidenziato che il consumo di caffè non è correlato ad un aumento dei rischi di sviluppo di tale malattia e anzi, per alcune tipologie di cancro, il consumo di questa bevanda risulterebbe associato ad una diminuzione del rischio”.

 

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Giovedì, 31 Marzo 2016 08:21

Caffè ? A quest'ora...no grazie

Quante volte vi sarà capitato di trovarvi a rispondere "Grazie ma a quest'ora non posso" sicuramente tante ma scegliendo il giusto caffè... basta rinunce!!!!

Sono tante le circostanze in cui ognuno di noi, in base al proprio stile di vita, può preferire un decaffeinato. Una scelta che dipende dalle abitudini e dalla reazione del nostro corpo alla sostanza alcaloide contenuta nei chicchi della pianta. La caffeina, assunta nelle giuste dosi, agisce come stimolante, diminuisce il senso di stanchezza fisica, aiuta a mantenere viva l’attenzione.

Ma qual è la dose giornaliera di caffeina da poter assumere senza correre rischi per la salute? La comunità scientifica concorda sulla quantità che può essere assunta in un giorno, indicandone circa 4-5 mg per kg di peso corporeo al giorno che, per un uomo di 70 kg, corrisponde a 4,5 x 70 = 315 mg. Il sito Coffee and Health fa generalmente riferimento a 400 mg al giorno come consumo moderato. Per avere un'idea di cosa significhi in termini di dosaggio, consideriamo che un espresso o un caffè preparato con la moka possono contenere tra i 35 e i 100 mg di caffeina per tazzina, mentre un cappuccino tra i 70 e gli 80 mg per tazza. (Fonte: Caffè e salute o Coffee and Health).

Il decaffeinato si ottiene eliminando questa sostanza dal chicco di caffè ancora da tostare: per legge il contenuto massimo di caffeina residua nel caffè crudo non deve essere superiore allo 0,1%.

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